Il riso nell'arte.
I canti di risaia – seconda parte.
Il canto delle mondine deve essere visto come elemento indissolubile dal loro lavoro e dalle modalità con cui esso viene svolto.
Come è noto a tutti, i campi della risaia sono suddivisi in aree quadrate (le piane) delimitate da bassi argini, che spesso si sentono indicare con la simpatica denominazione di “mare a quadretti”. Le mondine sono raggruppate in formazioni di dieci-venti ragazze, denominate squadre, autentiche cellule che animano la vita di risaia; ogni squadra lavora procedendo in riga per coprire progressivamente l’estensione di tutta la piana. Il gruppo perciò deve essere molto affiatato, e oltretutto deve rimanere tale per tutto il periodo della monda. Questo affiatamento si manifesta soprattutto attraverso il canto, che a volte arriva ad essere l’elemento fondamentale per determinare la composizione di una squadra.
Nel corso di ogni turno lavorativo il canto si alterna su due dimensioni: c’è il canto aperto che viene eseguito da tutta la squadra, generalmente ad alto volume e inoltre c’è un canto più intimo eseguito da una o poche voci, tipicamente a volume più basso. Una caratteristica peculiare dell’ambiente della risaia è il continuo alternarsi di brani eseguiti dalle varie squadre: generalmente infatti ogni canto non viene svolto per intero, perché al termine di una strofa si ha spesso l’inserimento improvviso del canto di un’altra squadra. E’ il susseguirsi di momenti tesi a manifestare la propria coscienza di gruppo e spesso di estrazione etnica, nell’ambito di una esperienza eccezionale nella storia della cultura popolare del nostro paese.
Vi auguro una buona estate e vi rimando al prossimo numero per il proseguimento del tema.
Paolo Zanocco |




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